Questa recensione l'ha sritta il mio collega Domenico:
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Autore Dino Buzzati Titolo Il deserto dei Tartari Editore Mondadori Collana Oscar classici moderni Prezzo € 9,00 |
"Mi aspettavo un romanzo lento come un turno di guardia: una caserma o un forte, polvere accecante, marce, uniformi logore, lunghe attese, garitte e filo spinato, un mondo kafkiano nel suo vuoto di senso. Invece ho scoperto un romanzo che parla di me, delle mie sconfitte, delle mie battute a vuoto, ho scoperto nel protagonista Giovanno Drogo non tanto l'ufficiale, il vice comandante di un forte di frontiera, ma un'esistenza che non trova il suo sbocco, un'ambizione e un desiderio di vita che incocciano contro il caso, gli errori di valutazione, i malintesi, e contro una forza finemente diffusa che fa pensare ad una volontà superiore che impone altro rispetto a quanto umanamente auspicabile.
Il protagonista così vede sfuggire il tempo, prima come una piccola perdita insignificante da una grande cisterna, poi come un fiume sempre più imponente da una vasca che appare sempre più piccola, fino a diventare un catino vuoto e gocciolante.
Mentre il mondo, i suoi vecchi amici, corrono e vincono acquisendo meriti, onori, ricchezza, rispetto, una vecchiaia tranquilla e piena di ricordi appaganti, Giovanni insegue un'idea, un sogno che potrebbe dare a lui gli stessi onori e forse più, ma nonostante sacrifichi tutto a questo sogno, non arriva a conretizzare nulla, il sogno diventa un p' alla vota utopia e pazzia, una fantasia da nascondere con vergogna e da derubricare ad un semplice scherzo tra amici, anzi ad una cosa tra sè e sè.
Il Deserto dei Tartari è un romanzo che parla di tutti; i protagonisti sono dei militari ma si tratta solo di un espediente narrativo, in realtà non c'è davvero differenza tra combattente e civile, tutti combattono, il soldato pensa che il nemico sia quello con la divisa del nemico, il civile invece può credere, per il fatto di non essere un militare, di non combattere. Entrambi si sbagliano. Solo smettendo di combattere, liberandosi dei doveri imposti da un ruolo, ci si può avviare verso la verità.
Alla fine dei suoi giorni, sconfitto e tradito, scoprirà che la grandezza può trovarsi anche nelle cose invisibili e ignote al resto degli uomini, che la vittoria si raggiunge solo al fondo di un fallimento accettato, che la pace è un fatto personale che si raggiunge da soli, in se stessi."



